L’Agenzia per l’Italia Digitale ha pubblicato il bando di gara per l’appalto pre-commerciale “Soluzioni e servizi digitali per lo sviluppo socio-economico delle comunità territoriali periferiche attraverso la creazione e la valorizzazione delle destinazioni del turismo culturale”, del valore complessivo di 10 milioni di euro.
L’iniziativa è finanziata dal Programma Operativo Complementare (POC) “Ricerca e Innovazione 2014-2020” del Ministero dell’Università e della Ricerca ed è promossa nell’ambito del programma di valorizzazione degli appalti innovativi “Smarter Italy”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la Trasformazione Digitale.
L’oggetto dell’appalto è l’esecuzione di un progetto di ricerca e sviluppo finalizzato all’ideazione e realizzazione pre-commerciale di soluzioni e servizi digitali per lo sviluppo socio-economico delle comunità territoriali periferiche, attraverso la creazione o la valorizzazione di destinazioni turistico-culturali.
Il PCP (Pre-Commercial Procurement) sulla valorizzazione delle destinazioni del turismo culturale è un appalto multifase e multiaggiudicatario. AgID svolge il ruolo di centrale di committenza pre-commerciale.
Nella Fase I sono disposizione circa 3 milioni di euro per un massimo di otto soggetti aggiudicatari. Nelle fasi successive, durante le quali avverrà la sperimentazione delle soluzioni innovative proposte, i concorrenti selezionati a partire dagli 8 aggiudicatari iniziali, proseguiranno il percorso con il restante budget previsto dall’appalto.
L’iniziativa Smarter Italy promossa dall’AgID rappresenta un tentativo ambizioso di risolvere uno dei paradossi più evidenti del panorama turistico italiano. Da un lato abbiamo città come Roma, Firenze e Venezia che soffocano sotto il peso di milioni di visitatori annuali, dall’altro centinaia di borghi storici, piccoli musei e aree archeologiche meno conosciute che, pur custodendo tesori di straordinario valore, rimangono quasi invisibili ai flussi turistici principali.
Questo squilibrio non è solo una questione di gestione turistica, ma un vero e proprio problema di sviluppo territoriale. Le comunità periferiche, spesso già penalizzate dalla distanza dai grandi centri economici e dai fenomeni di spopolamento, si trovano paradossalmente a disporre di un patrimonio culturale che potrebbe essere motore di sviluppo ma che resta sostanzialmente inespresso nelle sue potenzialità economiche.
Il bando da 10 milioni di euro pubblicato dall’AgID punta a invertire questa tendenza attraverso un approccio profondamente innovativo sia nei contenuti che nel metodo. La scelta dello strumento dell’appalto pre-commerciale è particolarmente significativa: non si tratta di acquistare soluzioni già esistenti, ma di stimolare la creazione di qualcosa di nuovo, di non ancora disponibile sul mercato. È un riconoscimento implicito che le risposte tradizionali non sono state sufficienti e che serve un salto di qualità.
La struttura multifase del bando, con una progressiva selezione delle proposte più promettenti, permette di esplorare diverse strade innovative riducendo il rischio di investimento pubblico. Nella prima fase, otto soggetti si divideranno circa 3 milioni di euro per sviluppare le loro proposte, mentre nelle fasi successive ci sarà un’ulteriore selezione per arrivare alla sperimentazione concreta delle soluzioni più promettenti.
L’aspetto tecnologico è centrale in questa visione: le comunità periferiche hanno bisogno di strumenti digitali avanzati per superare i limiti strutturali che le penalizzano rispetto ai grandi centri turistici. Non si tratta semplicemente di creare siti web o app informative, ma di ripensare profondamente il modo in cui i visitatori scoprono, scelgono e vivono le destinazioni culturali. Potrebbero emergere piattaforme che integrano l’offerta periferica con i principali circuiti turistici, esperienze di realtà aumentata che arricchiscono la visita di luoghi meno strutturati per l’accoglienza, o sistemi di analisi dati che aiutano a comprendere e intercettare i flussi turistici.
Ma la vera sfida non è solo tecnologica. È culturale, sociale ed economica insieme. Le soluzioni dovranno inserirsi armoniosamente nel tessuto vivo delle comunità locali, rispettandone l’identità e l’autenticità mentre ne amplificano le possibilità. Dovranno creare ponti tra la cultura locale e i visitatori, favorendo un turismo non invasivo ma capace di generare valore economico diffuso.
È interessante notare come il bando si rivolga a una pluralità di possibili utilizzatori: non solo le istituzioni pubbliche come musei o enti di promozione turistica, ma anche associazioni culturali, commercianti, comunità religiose e imprenditori locali. È un riconoscimento che la valorizzazione del patrimonio culturale non può essere solo appannaggio delle istituzioni, ma deve coinvolgere l’intero ecosistema territoriale.
Anche il processo con cui il bando è stato costruito merita attenzione. L’approccio di “open innovation” che ha coinvolto oltre 700 soggetti tra enti pubblici, università, centri di ricerca, grandi aziende, PMI e startup rappresenta un cambio di paradigma nel modo in cui la pubblica amministrazione italiana concepisce il proprio ruolo. Non più come decisore unilaterale, ma come facilitatore di processi collaborativi e catalizzatore di energie creative.
Gli incontri “One to One” tra operatori e stazione appaltante segnano una rottura con la tradizionale distanza formale che caratterizza gli appalti pubblici italiani. È un tentativo di creare un dialogo autentico, di comprendere realmente le potenzialità del mercato e di affinare la domanda pubblica in modo da stimolare risposte più efficaci e innovative.
Allo stesso modo, lo strumento “Facciamo squadra!” per favorire i raggruppamenti d’impresa dimostra una comprensione sofisticata delle dinamiche dell’innovazione contemporanea, che raramente avviene in isolamento ma si nutre di collaborazioni e contaminazioni tra competenze diverse.
Naturalmente, il percorso non sarà privo di ostacoli. La sostenibilità a lungo termine delle soluzioni sviluppate, una volta terminato il finanziamento pubblico, rimane una questione aperta. C’è poi il rischio che l’enfasi sulla tecnologia possa in qualche modo sovrapporsi o addirittura snaturare l’autenticità dell’esperienza culturale. E non va sottovalutata la sfida di sviluppare nelle comunità locali le competenze necessarie per gestire e mantenere nel tempo le soluzioni implementate.
Tuttavia, l’iniziativa Smarter Italy rappresenta un tentativo coraggioso di affrontare uno squilibrio strutturale del nostro sistema turistico-culturale. Se avrà successo, potrebbe non solo portare benefici economici a numerose comunità periferiche, ma anche contribuire a un modello di turismo più sostenibile e diffuso, alleggerendo la pressione sulle destinazioni principali e arricchendo l’esperienza complessiva dei visitatori in Italia.
Scade 16 giugno 2025.



